[La pagina di Dust]
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martedì, ottobre 05, 2004

Rigidità e fragilità
Le conseguenze dell'amore, un film di Paolo Sorrentino

Confinato nel limbo astratto e malinconico di un hotel sul lago di Lugano, nel perimetro scostante di una personalità rigida e insieme fragile, che sotto pressione non può trattenere la materia interiore calda, corrotta, vulnerabile: questo è Titta Di Girolamo, protagonista di "Le conseguenze dell'amore".
Più corretto parlare di "sottrazione" di amore: l'uomo è condannato ad una monotona progressione temporale in cui i succhi vitali sembrano sgocciolati via, finché il crimine e una passione pavida e deforme spaccano insieme la sua corazza e la linearità inerziale, senza progetto della sua esistenza. L'ultima parte del film ricostruisce con meccanica avvincente come il caso e la scelta si intreccino per costringerlo ad una soluzione tragica, e radicalmente "dotata di senso". Che poi lo fisserà definitivamente entro una materia rigida e fragile.
Al film di Sorrentino non saprei trovare grandi difetti. La sceneggiatura è asciutta, e notevole in vari punti (ad es. la conversazione con il direttore dell'albergo e le scene nel caveau). Non cede all'introspezione a buon mercato ma mette a fuoco il protagonista con lentezza, sgrezzandolo insieme alla storia stessa. Sia direttamente, con l'osservazione e con la voce dei suoi pensieri fuori campo, sia forzandolo a mettersi in gioco nell'interazione con altri (il fratello, i killer, la ragazza, il direttore..).
La regia è compatta e rende plastica una sceneggiatura che altrimenti rischierebbe di collassare sotto l'effetto dei vuoti, delle ellissi e dei silenzi.
L'impatto visivo è deciso: toni chiari e gelidi alternati a quelli scuri degli interni (predominanti) e delle scene notturne, piani sequenza e scene spezzate da montaggi frenetici (la fotografia è di Luca Bigazzi, che avevo già apprezzato in due film di Martone). Il sonoro è curato (bellissimi il fruscio amplificato delle banconote e i suoni nel garage) e le scelte musicali originali e azzeccate. Le parti minori ben definite, in particolare la coppia di anziani ex proprietari dell'hotel (lui è Raffaele Pisu, icona della mia infanzia televisiva).
Ci manca solo una standing ovation per Toni Servillo, che ci esprime con una recitazione misuratissima ed essenziale la noia e la passione, la paura e insomma il tormentato paesaggio interiore del protagonista.
Non so se si è capito ma mi è piaciuto assai.








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