[La pagina di Dust]
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lunedì, settembre 27, 2004

Spiderman 2

Raramente la psicologia e i drammi esistenziali dei supereroi e in generale dei personaggi di fumetti e cartoons mi appassionano. Vedere un marcantonio verde in crisi di identità, magari in posizione "pensatore di Rodin", mi provoca conati di sghignazzo - e la memoria ritorna al primissimo piano dell'improvviso insight di Mongo (Mezzogiorno e mezzo di fuoco) "Mongo è solo una pedina nel gioco della vita".
Normalmente si naviga fra problemi di identificazione propri di fasi della vita nel mio caso ahimé trascorse. Alla mia età, quei problemi li hai normalmente già affrontati - non necessariamente risolvendoli. Comunque sia andata, è bene che te li elabori usando materiale un po' più polposo (o uno psicoterapeuta). Gli aspetti che mi "prendono" in fumetti e cartoons sono altri: il linguaggio grafico, la capacità inventiva, la dinamica. Aggiungiamo che conosco pochissimo Spiderman (mai interessato granché, come tutti i supereroi), quindi non posso individuare scarti e fedeltà rispetto all'opera originale (che sono sempre significativi, anche se - per come la vedo io - inutilizzabili per valutare un film).
Mi sembra comunque una fortuna che il nostro eroe sia caduto in mano a Sam Raimi, uno che di sense of humour e di ritmo ne ha parecchio (pensa cosa ne avrebbe fatto un francese introspettivo). Il risultato è che l'aspetto Peter Parker è trattato, anche nei risvolti malinconici, con leggerezza e ironia. Il film fa spesso sorridere senza ricorrere alle gigionate tipiche del genere ed è vivacizzato da scenette e personaggi secondari (la violinista stonata, il padrone di casa russo, il cameo di Bruce Campbell che riconosco solo grazie a secondavisione). La sezione del film dedicata al Peter che 'sceglie la vita' è originale e brillante (v. la scelta di "Raindrops keep falling on my head", che nel tempo è diventata una specie di inno standard alla joie de vivre).
Niente da dire anche sullo zamputo cattivo, incisivamente interpretato da Molina. Qui si potrebbe delirare sulla contrapposizione tra protesi meccaniche (un corpo tecnologico che ha il sopravvento sull'uomo) e protesi "bio" (il filo del ragno, sintomaticamente sensibile ai tormenti esistenziali dell'eroe).
Molto avvincenti e dinamiche alcune scene d'azione, in particolare quella della metropolitana in cui avviene il primo, involontario outing del nostro (ma è una sorta di lapsus). E anche qui ci starebbe un delirio sul rapporto tra eroe e popolo: il corpo di Spiderman trasportato a braccia nel vagone dalle persone che ha salvato (quasi una materializzazione dei suoi lettori) ha qualcosa di epico, una tonalità che rimanda che so, ai pompieri di Ground Zero. Raimi si sbarazza comunque in un attimo del momento un po' goffamente serioso, spazzandolo via con un paio di ciniche zampate del cattivo.
Volendo azzardare qualcosa sulla metamorfosi psicologica del personaggio, direi che possiamo parlare di una "caduta" (sottolineata anche visivamente) nel reale: integrazione delle due componenti fino ad ora scisse, amore - anche come accettazione / assunzione di responsabilità. Il principio di realtà e una felice risoluzione, insomma, sembrano trionfare - e quell'ultimo volo (uscita di casa / uscita di scena), accompagnato da una battuta famigliolesca, fa tanto "papà va al lavoro".
p.s. Il film l'ho visto con le figliole. Di solito detesto commentare durante la proiezione (peggio che mai ascoltare commenti altrui). Be', Spiderman 2, come ha notato la maggiore, invece è così gradevole che sembra invogliarti con naturalezza al commento e alla battuta. Nel momento in cui la coppia si ritrova sospesa in aria in un'allusiva ragnatela dal buio dietro di me è partito un fulminante "Adesso se la mangia"







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