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Una storia di Spooky [ Doveva essere un raccontino senza aggettivi, secondo uno spunto del Laboratorio di BookCafe. Qualcuno invece c'è finito dentro, ma non ho voglia e tempo di rimetterlo a posto ] Fa venire freddo a guardarlo, Spooky. Non so, ha qualcosa negli occhi e in quelle mani tracciate da fasci di vene e muscoli. Una tensione nelle spalle, come fosse lì lì per aggredirti. Nessuno ricorda una sua risata, o un qualche momento di cazzeggio. Quando parla, le frasi sembra che le scolpisca, ti crea nello spazio attorno strade, progetti, piani d'azione. E' una bibbia, Spooky, taglia la realtà a pezzi e la ricompone come deve essere. Senza decorazioni, senza sbavature. Niente grasso, insomma, solo ossa e muscoli. Come è lui, come è un film di Eastwood, di Siegel. Lui lo chiama 'interpretazione', e dopo un po' capisci cosa intende: non è semplicità, non è solamente sintesi. E' l'arte di estrarre senso da quella materia che sempre, nel nostro ambiente, si impasta con silenzio, omertà, bugia. Lui ci vede come attraverso: i progetti delle persone, i moventi che nuotano sul fondo e nel buio, le direzioni già prese e quelle solo decise, le alternative, le probabilità. T-bone lo consulta per beccare chi soffia o per indovinare le mosse delle altre bande, o semplicemente per farsi un quadro della situazione in città. Il suo coltello lo vedi luccicare quando è ora di morire, e poi basta. Così, non sono di sicuro al settimo cielo quando mi si avvicina, e devo sforzarmi di tenere il tremito delle mani sotto controllo. Sì, perché se solo posso lo evito quello sguardo che ti scava cervello e cuore, te li smembra per tirare fuori i pezzi di realtà che Spooky poi ricompone nella sala di montaggio che deve avere nella testa. Si ricostruisce la tua anima, lì dentro. Quello che tu vorresti fare qualche sera, per capire finalmente cosa c'è che va e cosa invece andrebbe buttato o aggiustato. Solo che a Spooky non interessa un cazzo di aggiustarti: è meglio che dentro non ci hai niente di seriamente rotto, perché lui troverà modo di giocarci, prima o poi. Lo saluto, gli offro da bere, ma Spooky non tocca alcool. "Stai una meraviglia, Spooky" "Palestra. Tiro un po' di boxe, sai, giù da Sugar Ray. Andiamo fuori, ho bisogno di parlarti" Fuori l'aria dell'estate ti si spalma addosso come grasso. Sediamo a un tavolino. La notte sta per scendere e le strade sono riempite dai corpi e i loro gesti, da frasi violente, motori che ribollono, tutti mescolati nello stesso sfrigolio, come andassero tutti arrosto. Ci si agitano i soliti traffici e un grumo di vite che faticosamente si arrampicano su in salita. Per un attimo mi pare di vederle insieme al rallentatore illuminate dai neon, senza riparo - la durezza delle loro traiettorie, la prevedibilità dei fallimenti, la povertà delle strategie senza immaginazione né obiettivi. Anche Spooky si guarda attorno e chissà cosa vede, con quegli occhi. Forse lui ci riesce a percepire le trame che anche ora, qui nel centro della sua zona, si stanno componendo o sfilacciando. Il suo sguardo scorre un copione che lui conosce e contribuisce anche a scrivere, e non marginalmente. "Sai, Jimmy, ieri sera sono andato al cinema. Davano 'Il mediatore'" "Lo conosco. Di Mulligan" "Dov'è che ho già visto l'attore" "Di sicuro nell'Esorcista. Il prete" "Mi sa che hai ragione. Finisce male, quell'affare che il mediatore sta trattando, ti ricordi" "Anche il mediatore finisce male" "Già" E' proprio da Spooky iniziare così un discorso, parlando di un film che ha appena visto. Anche se non c'è sala che lo proietti da anni. Alza lo sguardo in alto, sopra la mia testa, sopra tutte le teste di questo cazzo di quartiere, fissando qualche cosa che vorrei poter vedere anch'io, e continua. "Il mediatore. Persone che non capiscono quando il gioco sta cambiando. Non sanno leggere i segnali, è questo. Non realizzano che la grazia li ha abbandonati. Per sempre. E che l'angelo della morte ce l'hanno già lì vicino. Forse, quel momento è destino che non lo vedi. Ti guardi indietro. Hai l'impressione che avresti potuto prevederlo, fare i bagagli, ritirarti con calma. Ma è un trucco del tempo. Senza presagi, senza rivelazioni e tuoni e fulmini, sei già scivolato oltre quel punto, sai, quando il filo della corrente porta la barca già troppo velocemente verso la cascata, e non la governi più." Lo ascolto paziente. So dove arriverà. "T-bone è sulla graticola, Jimmy. Ha bisogno di quei soldi come dell'aria che respira. Gli amici colombiani sono in attesa del pagamento. Sono incazzati" "Nessun problema, Spooky. Domattina quel coglione di cowboy texano firma il contratto e si compra il centro commerciale. Dio sa se ce n'è voluto, per fargli digerire il prezzo, ma me lo sono lavorato per bene e alla fine si è convinto. TB può dormire tra due guanciali" "Perché non gli telefoni, al cowboy. Eh, Jimmy ? Così, per salutarlo" Mostro un po' di perplessità, poi scrollo le spalle "Bah, se proprio vuoi" Telefono all'hotel. L'uomo ha pagato ed è sparito da qualche ora. Guardo Spooky, allargo le braccia in un gesto di stupore e desolazione. "Te lo spiego, Jimmy. TB non li vede quei soldi. Il cowboy era un attore, te l'ho messo fra i piedi per tenerti occupato e farti perdere tempo su niente. Intanto i soldi li ho raccolti io. Ci tratto io, coi colombiani, e TB è un morto che cammina. Tieniti alla larga da lui, sparisci per un po'. Ti richiamo quando il caso è chiuso. Tu e io, Jimmy. Tu e io. Dimentica TB" Si passa un pollice sulle labbra e mi chiedo se lo sa che questo ricorda Belmondo. "Un attore" gli dico "Sì. E anche bravo. Certo, ripassavamo la parte insieme ogni sera" C'è un attimo di silenzio. Spooky mi fissa. Gli occhi sembrano allargarsi, carica una spalla un poco avanti. Non so che cosa sia riuscito a leggere, ma non gli è piaciuto. "Troppo bravo non direi, Spooky. L'ho fiutato quasi subito. Dove toccavo, suonava male, sapeva di caricatura di miliardario texano. Gli ho messo due ragazzi alle costole per capire chi tirava i fili, e perché. Quando sono arrivati a te ho informato TB di tutto e chiuso l'affare con una banca. Meno soldi, è chiaro, ma la cifra che ho sparato al texano non esisteva. Abbastanza per TB, comunque. E per me" Qualcosa è cambiato, nella strada, ma Spooky segue con troppa attenzione per accorgersene. "Un plot che traballa, Spooky, un attore che gigioneggia. Mi aspettavo di meglio, da te" Gira la testa di scatto, si alza. I due ragazzi lo bloccano. Fanno sparire tutto il suo arsenale, gesti di velluto. Mi passano il suo taccuino e accarezzo l'esterno di cuoio. Quante volte l'ho visto tirarlo fuori per scriverci qualche cosa, rapidamente, concentrato. Scherzando, ma non troppo, una volta TB gli ha chiesto se ci teneva un memoriale per la polizia. "Solo storie e nomi inventati" ha detto lui. Gli ho creduto e l'ho immediatamente desiderato, quel suo taccuino. Saliamo in macchina, io di fianco all'autista e gli altri due ragazzi dietro con Spooky in mezzo. Mentre ci muoviamo con calma nel quartiere penso alla nostra infanzia in queste strade, alla banda di Spooky. Uno dei loro passatempi lo chiamavano "caccia grossa". Pescavano un ragazzino in strada e lo portavano sempre nello stesso posto: un vicolo stretto fra due muri senza aperture, chiuso in fondo da un altro muro. Un posto senza senso, frequentato da barboni, drogati e di tanto in tanto da qualche cadavere. Il ragazzino doveva correre. Gli davano dieci passi di vantaggio poi cominciavano a inseguirlo. Vinceva se toccava per primo il muro. Era davvero meglio vincere, ma non capitava tanto spesso, e se perdevi ti gonfiavano. Quattro su cinque, quel ragazzino ero io. Così, quando ci troviamo all'imboccatura di quel vicolo, Spooky lo riconosce subito. I ragazzi stanno ridacchiando e saltellano come per scaldarsi le gambe. Non si trattengono e iniziano a scommettere. Spooky si guarda intorno e più che mai ora pagherei per poter vedere il suo stesso film. Rientro in macchina. L'autista mette in moto. Chiaro che gli secca non essere della partita. Ma questa scena l'ho già girata tutta in testa, non sto certo lì a vedere. Prima di chiudere lo sportello guardo Spooky e non ci sarà un'altra volta. Lui non sembra più così in forma, io sento il peso del taccuino in tasca. "Devi correre, adesso, lo sai. Corri Spooky" postato da: Dust | permalink | |