[La pagina di Dust]
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martedì, settembre 21, 2004

La sinistra riversa

Ringraziando Lorenzo per la segnalazione dell'articolo di Luca Sofri su Vanity Fair dico subito che non conosco una bel nulla del LucaSofri-pensiero e lo leggo quindi come fosse un apax legomenon, mentre chissà quali elaborazioni ci staranno dietro. Lo scoprirò solo vivendo, ma ho il sospetto che preferirò campare nell'ignoranza. Perché non seguo wittgenstein.it ? Jägermeisterianamente (per rimanere sul mittel): non so perché. Forse mi irrita il nome del blog.
Intanto noto che "à la guerre comme à la guerre" era meglio se me lo risparmiavo, nel post precedente, visto che lo hanno usato dogs & pigs - senza offesa per Serra. Scopro anche - e mi secca - che Townshend è un interventista e si è scazzato con Moore su "Won't get fooled again" (brano che adoro, ma dal testo tipicamente ribelqualunquista). Tralascio le considerazioni strettamente cinematografiche, poco attizzanti, e pure quelle sul personaggio Moore, giusto un po' meno apodittiche di un proclama di Saddam. Mi limito a trovare significativo che LS apprezzi quasi solo le parti del film in cui la mano del regista è meno visibile, in sostanza i materiali d'archivio, riprese "proposte tali e quali". Significativo - intendo - di un'evidente incomprensione del linguaggio filmico: nonostante le operazioni di scelta, taglio, montaggio e quant'altro (quelle originali e quelle di MM), sono riprese veraci - come gestite da un occhio superiore e neutrale - tutto il resto è volgare manipolazione e montatura. Passons e veniamo al cuore del discorso: la sinistra - posto singolarmente adatto al cuore, peraltro.
Il paziente lettore che abbia letto il post precedente intuirà che non tutto l'articolo di LS mi trova in disaccordo. In linea di principio, da bravo lupetto ubbidirei ad esempio al comandamento "non dire falsa testimonianza". Mi pare però che nella sostanza le accuse di falso rivolte a Moore, quando si guardi all'economia complessiva del film, possano tranquillamente essere derubricate a "colpi bassi". E', in generale, vero che la qualità delle argomentazioni rispecchia la forza del pensiero e la bontà delle ragioni che le motivano. C'è però un piccolo problema, e bene lo evidenzia il Moretti prete che in "La messa è finita" viene saccagnato di botte da una famigliola di fascisti. Lui, prefigurando l'educato girotondino, reagisce con frasi tipo "scusate, ma", per la felicità del gruppetto di sadici che garbatamente lo rivestono di ulteriori cappotti di legnate. Vi dice niente ? Io penso che la bontà delle argomentazioni si valuti in funzione della loro efficacia ed efficienza rispetto a un obbiettivo, e che un'azione politica funzioni nella misura in cui sa aggregare attorno a questi obbiettivi. [ Detto in altri termini: i santi vanno sacrificati per primi ]
Forse mi avvicino al punto: a metà articolo si insinua in me il dubbio non solo che LS non abbia i miei stessi obbiettivi, ma che non ne abbia affatto, che quei termini tanto astratti quanto inefficaci e soprattutto quella sinistra "giusta" possano impensierire solo il nulla, attività sconsigliabile ad un movimento politico. Il nemico esiste, eccome, o certi lividi non te li spieghi. Il film di Moore, in modo rude e tagliando con la scure, ti aiuta a individuarlo. Verissimo, fa un po' schifo usare l'America contro l'America, ma qui mi vengono in aiuto i Sex Pistols: "I use the best, I use the rest / I use the enemy" (citazione già usata e che non mi stanco di usare).
E poi di nuovo questa storia della sinistra catacombale (che però, immagino a differenza di lui, la trovi in piazza) - doveva proprio essere a corto di idee. Mi sembra assai più adatta a una catacomba e a Passion la frase citata come perla del pensiero di sinistra “Noi siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo”. E' esattamente usando queste categorie ('bontà', 'dimostrare') che si finisce all'ospedale o in croce. O - con un po' di fortuna - a crogiolarsi in un ruolo di ascetici e asettici (nel senso che non infettano nessuno) commentatori del mondo.
Per dirla con un francesismo - da Céline, mutatis mutandis - LS lascia, come dire, l'impressione di starsene un po' lì a inculare le mosche. A distillare velenose distinzioni di cui non solo non si sente il bisogno (anzi), ma che suonano funzionali solo all'apologia di se stessi e della propria superiore, elitaria quanto impotente razionalità.
Wittgenstein? No, grazie. Preferisco la boxe. O quello originale.







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