[La pagina di Dust]
   If a frog had wings, he wouldn't bounce his ass so much
 




mercoledì, settembre 15, 2004

Ciao Ralph - Ciao Sam

R: "..e così, a quello dei fratelli che si chiama Ivan questa cosa che i bambini si meritano di soffrire tale e quale un pezzo d'uomo fatto e finito e col lume della ragione e che magari la sua animaccia sarà nera come il peccato, be', dico, questa storia proprio non gli va giù, a Ivan"
S: "Ha una tonnellata di ragione, cristosanto. Prendi quei bambini russi. Anche loro russi, come quei fratelli, dico bene ?"
R: "Sì, Sam, dici giusto. Se Ivan fosse qua, voglio dire, se non fosse lì dentro a quel vecchio libro, sai quanto ci starebbe male. Fossi io quella specie di giudice che prova a parlare con Gesù Cristo glielo chiederei proprio in faccia, di spiegarmelo, e poi vediamo cosa mi dice. Mi sa che se ne starebbe lì con quel sorrisetto, uguale come nel libro, senza sapere che pesci pigliare"
S: "E sì che una volta li moltiplicava"
(birra)
S: "Sai, Sam, stavo pensando una cosa strana. E' un pensiero che ho in testa da qualche giorno"
R: "Fuori il rospo"
S: "Tutte le porcherie dei terroristi - se ne sentono almeno un paio al giorno.. Insomma, sembra come col maestro, te lo ricordi, quando non capivi una cosa ti dava uno schiaffetto sul coppino. Tu riprovavi e sbagliavi ancora e lui sempre più forte finché non la capivi proprio, quella cosa. Oppure via, dietro la lavagna"
R: "Un educatore coi fiocchi, se mai ne ho visto uno. Mio padre indovinava come andavo dal colore del collo"
S: "Voglio dire. Mi sa che noi mica la stiamo a capire, la lezione. Anzi, no: ce la dimentichiamo da un giorno a quell'altro, come una storia raccontata male, 'piena di urla e furore. Che non significa nulla'"
R: "Lo so, che questa non era tua. Ma che lezione dovremmo imparare da quei bastardi"
S: "Mah. Qui la mia testa si ferma. No, aspetta, non è proprio così. Se ne va da un'altra parte e allora ci capisco ancora meno"
R: "Tipo ?"
S: "Tipo che torno dal lavoro e accendo la tv. E c'è quella stronza che se la tira col suo Breil - non c'è verso di farglielo mollare. Ammazzerebbe per quella stronza ferraglia. O i dementi che pare che stanno a rota e poi si capisce che gli manca tanto la crociera. La crociera, cristo. O uno che commenta una partita di calcio e tutto serio ti sta cinque minuti a pontificare di tacchetti e di umidità del campo. Cinque minuti di vita dei tuoi neuroni buttati nel cesso a ragionare dell'importante relazione fra le scarpe di 22 fessi che neanche conosci e l'erbetta di un campo che se solo provi a dormirci sopra ti risvegli a San Vittore. E' solo una fra le centinaia di partite, ma te la vende come se se la stessero giocando greci e troiani"
R: "Be' ?"
S: "Come se fosse importante, intendo, roba per cui vale la pena di drizzare le orecchie e aguzzare il cervello. Realtà di quella tosta e seria, anche, di quella che non puoi mica riderci sopra o cazzeggiare. Professionale, da esperti. E invece mi sa che è più reale il vecchio John, guardalo là col suo cagnolino, che fruga nei bidoni. Cazzo, se quella non è realtà.."
(birra)
S: "Oppure salta fuori che ricomincia il Grande Fratello"
R: "Be', quello per me le batte tutte"
S: "Sì, proprio quello che penso anch'io. Un mazzo di criceti ingabbiati nel bunker, che è meglio quando dormono che quando parlano. Cazzate, dicono, roba che ti immerda il cervello da tanto è inutile. E tutti che li guardano, si guardano, ci parlano sopra, ci spendono tempo sul cellulare. Come se questa è davvero la realtà. Che lo capisce un bambino, che la realtà, quella che conta, se ne è scappata da un pezzo da qualche altra parte. E io penso: ce la possiamo davvero permettere ancora, 'sta roba qui ?"
R: "Eddai, non fare il frate rompicoglioni del medioevo, quello che poi lo bruciano. Sembri mia mamma quando diceva 'non lasciare niente nel piatto ! pensa ai bimbi del Biafra!'"
S: "Non l'ho capita, questa qui"
R: "Intendo: cosa gli cambia, per dire, agli irakeni che noi guardiamo il GF o no ?"
S: "Vero, quella storia del piatto e dei biafrani era una cazzata, l'ho sempre pensato. La cosa giusta da dire era 'pensa a te stesso', mi dico adesso. E' così, sai. Irakeni o biafrani che siano non gli cambia una beata fava. Siamo noi, invece, che cambiamo. Ce ne siamo sparata troppa di quella merda. Voglio dire, non è che come niente comincia a farci male sul serio ? Non è che a forza di stare lì a guardarci l'ombelico ci stiamo a perdere qualcosa ? Neanche vedere una testa tagliata ci può curare. Non è che siamo al capolinea, e ci caghiamo addosso, anche ? 'Send lawyers, guns and money / the shit has hit the fan'"

R: "Già, il vecchio Warren..Be', amico, forse allora tanto vale spassarsela. E non venirmi fuori con la storia che noi occidentali siamo colpevoli eccetera e il nostro stile di vita qua e la morale del cazzo là. Ché allora non c'è fondo. Non ti basta la vita per espiare - e che razza di vita, poi"
S: "Ci mancherebbe. Lo sai: mi abboffo, bevo, mi sputtano soldi in cazzate come se non c'è domani. Nemmeno al mio blog rinuncio, per dire che razza di fottuto occidentale marcio sono. Ma sai come dice quel tipo in Strange Days (più o meno): 'Ce le siamo sparate tutte. Tutte le varietà di musica. Tutti i modelli di vestito, di macchina..'. Ci sono sere che penso che abbiamo passato l'orlo, ecco. Corriamo sul vuoto, come quel coyote dei cartoons. E in quelle sere, checcazzo, niente mi viene da dirgli, alle piccole. A parte che bisogna finire quello che c'è nel piatto"
R: "Stasera ti ha preso male, mi sa. Passa un'altra birra. Ah, mi raccomando. Non parlarne a Tom. Capace che ti scheda fra le Bor7"
S: "Non ci tengo proprio, a finire fra le Bor7"
(birra)
S: "Però metti che divento un kamikaze. Farcito per bene di esplosivo, sai"
R: "Che fai"
S: "Be', io prendo e vado a saltare nella casa del Grande Fratello, ecco che faccio"

































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