[La pagina di Dust]
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martedì, settembre 14, 2004

Scrivere l'essenziale e studi di economia/1
ovvero Cose divertenti che non farò mai più

Metà anni '70, Modena, Facoltà di Economia. Fra gli studenti ci trovavi Dust, immerso in un blend irripetibile di momento storico, contesto politico, dibattito teorico, con gruppi di insegnanti e di studenti spesso in full contact per l'intera settimana in quanto fuorisede e conviventi in appartamenti in affitto.
Non vorrei buttarla sull'amarcord, ma lì ho conosciuto molte persone importanti per la mia vita e auguro a qualunque universitario di trovarsi sotto il bombardamento di stimoli intellettuali, culturali e anche puramente "umani" che caratterizzò per me quel periodo, di cui non mi ritengo peraltro un output rappresentativo. Vicende di passioni politiche, letture furiose, dibattiti, teorizzazioni serie e cazzeggi ("la passione per i primi videogames del genere shoot-shoot come sublimazione del desiderio maschile dell'orgasmo multiplo"), storie di sbornie e di amori che non capivano Sraffa.
Chi volesse farsi un'idea del clima è rinviato ad un contributo di Marco Lippi
(che minaccia di puntare alle 400 pagine - per il piacere mio e spero di molti altri) e ad uno scritto di Fernando Vianello (in "La formazione degli economisti in Italia", a cura di G. Garofalo e A. Graziani, ed. il Mulino). Erano in rete, ma non li ritrovo, contributi di Sebastiano Brusco e di suoi allievi (in molti casi miei compagni di studio), raccolti in ricordo di questo vero maestro scomparso nel 2002.
Esagero e abbozzo una specie di affresco, tipo "Scuola di Atene" di Raffaello. In primo piano, in ordine sparso, i miei docenti: oltre ai già nominati ci metto Biasco, Andrea Ginzburg, Bosi, Pivetti, De Vivo, Mottura, Foa. In evidenza Michele Salvati, a cui devo molte illuminazioni e fascinazioni intellettuali (credo anche la lettura de "Le avventure di Augie March", mentre Borges mi sa che lo devo a Vianello) e che mi ha fortunatamente distolto da una velleitaria tesi sulla crisi fiscale dello stato. Altri che ricordo, ma con minore intensità, li si distingue in seconda fila.
Ai lati ci piazzerei personaggi mitici che studiammo e in alcuni casi incontrammo di persona: Garegnani (a un seminario: ascoltava concentratissimo le domande ad occhi chiusi), Spaventa (altro seminario: durissimo, quadrato. Tenne testa alle domande con tanta grinta che lo ribattezzammo Mr. Dobermann - così Paul Newman storpiava il nome del cattivo ne "La stangata"), Pasinetti (mi ha fatto delirare per / amare l'algebra lineare, con la complicità di Lippi e di Ginzburg, che mi condannò a passare un'estate su un modello di Leontiev). E dietro ai nostri docenti ci metto i loro maestri, come Sylos Labini e Caffè. Quel gruppo là sono quelli di Cambridge-UK (Sraffa, Kaldor, la Robinson, Chamberlin,..). Più in lontananza, per dare l'idea di uno sviluppo temporale, vedi Keynes e - se vogliamo - anche Wittgenstein e sullo sfondo, granitici in stile Mount Rushmore, Smith, Ricardo e Marx (più piccolino ma ben visibile Quesnay).
Volendo tirarmela da postmoderno ti contamino il quadro con un particolare da Giudizio Universale (da Raffaello passiamo che so, a un bel fiammingo) e ci aggiungo i cattivi, canonicamente in ombra nell'angolo in basso a destra: neoclassici (chissà perché li vesto come allampadati e sfioriti dandy) e monetaristi (l'iconografia standard prevede un completo gessato da gangster di Chicago o una divisa alla Pinochet). Anche grandi avversari di quell'epoca, Guido Carli per dire uno di quelli tosti.
Dimentico un sacco di gente, è chiaro, ma insomma in modo impressionistico (non me ne voglia ancora Raffaello) dovrei aver reso l'idea.
Ah, dimenticavo. C'è un nesso tra tutto questo e l'attuale cazzeggio. In una deforme manifestazione di ringraziamento per il mio relatore, Paolo Bosi, gli portai un raccontino (poi smisi di scriverne per una ventina d'anni e passa) sul tema inflazione e memorie di un metalmeccanico, parodiando il tipico slang da hard boiled. Il testo girò e così, quando mi presento di fronte alla commissione, ci trovo Vittorio Rieser che mi fissa sogghignando.
Nel prossimo post provo davvero a parlare di scrittura essenziale.










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