[La pagina di Dust]
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mercoledì, luglio 28, 2004

Le regole del giallo

Leggo qui un'introduzione al romanzo giallo. E non mi trovo d'accordo su due punti.
a) l'importanza della "deduzione". Semplifico qui un discorso troppo lungo e complesso per le mie forze - per approfondimenti rimando a "Il segno dei tre - Dupin, Holems, Peirce", di autori provenienti da discipline assai diverse.
Il meccanismo investigativo parte da fatti certi e ne deve identificare le cause. Alla fine, srotolando il percorso all'indietro, tutto apparirà come un ordinato concatenarsi di passaggi logici stringenti e necessari. Per arrivare a questo punto Holmes e affini non applicano un procedimento "deduttivo", ma un mix di diversi procedimenti logici che ha al cuore il concetto di "abduzione". Possiamo descrivere in parole povere l'abduzione (v. sotto il classico esempio dei fagioli) come un "tirare a indovinare", eseguito da un conoscitore di fatti, oggetti e situazioni, soprattutto di forme di regolarità. Il metodo, chiamato anche "profezia retrospettiva", consiste nel generare un'ipotesi in cui un determinato fatto trova una spiegazione economica e altamente plausibile - non siamo nel regno della certezza ineluttabile che caratterizza la deduzione, ma in quello del probabile, o del verosimile. E' un metodo ovviamente soggetto ad errori: quando Holmes indovina i pensieri di Watson osservando il suo comportamento ci azzecca - per lo stupore nostro e del medico - ma potrebbe pure prendere una cantonata bestiale. Ed è una pratica - nel testo citato se ne parla ampiamente - che attraversa molti campi del conoscere e dell'agire umano, dalla storia all'estetica alla scienza al semplice rapporto con il quotidiano.
Il grande fascino di Holmes sta nell'ipertrofica capacità di osservazione e nell'abilità di lettura di indizi visibili ma per altri non "segnaletici": la cenere del sigaro, il fango sulle scarpe, la sfumatura di un tatuaggio. Holmes è un esperto conoscitore dei contesti in cui questi indizi acquistano e comunicano senso - ci scrive sopra trattati, accumula e metabolizza esperienze ed esperimenti. Poi, naturalmente, alle abilità di H. si sovrappone la strategia narrativa di Conan Doyle, che modella la conoscenza del lettore dando/sottraendo visibilità a fatti e indizi, oscurando strategie e uscendosene con improvvisi colpi di scena.
H. appare infallibile ed elegante (e non ha mai detto "elementare, Watson") - pur cadendo a volte in errore ha sempre capacità di autocorrezione, di rigenerazione delle ipotesi. Ma un metodo alternativo, che ha a che fare con la sfera psicologica, sarà in grado di spiazzarlo e non a caso lo applicherà una donna (Irene Adler - "La Donna", per H.): la strategia seduttiva, che (intellettuale o fisica che sia) diventerà poi il motore di tante spy stories.
b) la sostanziale continuità della figura del detective e delle regole del genere: da Holmes a Marlowe e oltre. In realtà la scuola dell'hard boiled opera una frattura molto netta nel genere. L'investigatore "classico" è un operatore di giustizia e razionalità, riporta ordine e regolarità in un contesto in cui qualcuno gioca non rispettando - appunto - le regole. La certezza che l'ordine verrà almeno localmente ripristinato è sempre presente al lettore. Tra il momento del delitto e il finale avremo un incremento netto di conoscenza - oltre ad un assetto delle cose socialmente più accettabile.
Quando Holmes deve entrare nei territori del crimine si traveste. Sam Spade o Marlowe, invece, non hanno bisogno di nessun travestimento: loro ci vivono dentro a questi territori. E la verità che fanno emergere con la loro investigazione è spesso ambigua e contraddittoria, sporca e irrisolta - e la relazione con la giustizia a dir poco problematica, condizionata da ambiente e rapporti di potere. L'investigatore non è più presentato come un'implacabile macchina logico-deduttiva, ma come un soggetto che conosce "le regole di base" e che scoprirà spesso a proprie spese i moventi e gli interessi in gioco - e come un produttore di interpretazioni parziali o provvisorie, ma "costruttivamente" destinate a guidarne l'azione. Il private eye entra in un rapporto molto personale di negoziazione con la realtà, a base di pistole, baci, scazzottate, intuizioni, compromessi. Un rapporto che potremmo definire di "impegno", e addio ai paletti di Van Dine. Alla fine non sarà ripristinato alcun ordine confortante e spesso non potremo nemmeno dire di avere le idee troppo chiare, per non parlare di certezze. Non di rado lo stesso protagonista (che spesso parla in prima persona, anche questa una differenza significativa) sarà in qualche modo trasformato - e qui mi viene in mente un premeditato oltraggio al genere portato da Altman nel finale del bellissimo "The Long Goodbye" (ah, per inciso, era qui la citazione da indovinare), in cui un Marlowe imprevedibilmente incattivito fa fuori l'amico che lo ha menato per il naso.

deduzione induzione abduzione
tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi questi fagioli vengono da questo sacco tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi
questi fagioli vengono da questo sacco questi fagioli sono bianchi questi fagioli sono bianchi
quindi: questi fagioli sono bianchi forse: tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi forse: questi fagioli vengono da questo sacco







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