[La pagina di Dust]
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martedì, luglio 20, 2004

The Ladykillers - cerebrale gotico americano

L'ho visto fuori tempo massimo, accompagnato dal corale "è un'opera minore". Be', avercene. Sì, d'accordo, siamo lontani dalle vette di Fargo ecc., ma il film è più che semplicemente gradevole. Giusto qualche osservazione sparsa.
Intanto possiamo fare a meno dell'originale, a parte il nucleo del plot. Da una grigia e brumosa Londra ci trasferiamo sul Mississippi, e la fotografia sembra rimandarcene il caldo umido. La vecchietta, nell'originale un clone della padrona di Titti, è qui una coriacea ed espressiva signora nera.
Lo stesso Hanks, loquace, cortese ed elegante come un gentiluomo del Sud, tiene più di un trickster uscito da Huck Finn (n.b.: stesso fiume del film) che del tetro e bianchiccio personaggio di Alec Guinness. La recitazione è più mossa, ampollosi i toni e i modi, e conditi da una risatina deliziosa da cattivo bimbo furbetto, c'è meno understatement. Aggiungiamo una colonna sonora gonfia di gospel, le riprese durante le funzioni (inclusi sermone e call-and-response), lo slang hip hop di Gawain MacSam, l'amatissimo e fatale Poe. E un personaggio che ho trovato irresistibile: l'attrezzista (si dirà così?) liberal. Rispettoso (fino ad un certo punto) delle regole, aperto al dialogo (entro certi limiti), apparentemente positivo e dotato di quadrato - quanto apparente - buon senso. In più tormentato dai Coen con un imbarazzante problema intestinale all'origine di varie gags. Gli altri componenti del gruppo sono ben assortiti e presentati nella prima parte del film in scenette fulminanti - il giocatore di football in particolare ci regala l'indimenticabile soggettiva di una disastrosa performance in partita.
Tutto questo per dire che - come sempre nei Coen - siamo di fronte ad un film che affonda nella tradizione (iconografica, musicale, cinematografica) americana. Dice che il problema dei Coen è che sono troppo cerebrali. Non me ne importa affatto, anzi, prevedibilmente a me piacciono (anche) per quello - e il loro sghembo black humour, che in questo film si scatena, li salva da qualsiasi pedanteria. Consiglio di gustarsi il film lasciando finalmente godere e giocare in santa pace gli occhi e il cervello, lasciandolo scorrere come l'acherontica chiatta che lo attraversa.
Un film minore, ok, ma non mi pare che siamo di fronte ad una parabola discendente tipo quella che percorre ormai da anni Woody Allen, preda di un'involuzione autoreferenziale fino all'asfissia e per quanto mi riguarda privato - dopo l'ultimo brutto film - di qualsiasi residua linea di credito.

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