[La pagina di Dust]
   If a frog had wings, he wouldn't bounce his ass so much
 




venerdì, luglio 09, 2004

Benvenuti nella macchina

Ho partecipato al Blogrodeo di ieri con questo raccontino (qui è un po' ritoccato). Il tema era "Benvenuti nella macchina".

Non avevamo capito. Che errore king size avevamo fatto, dico, io e Jack. Di tutte le stupide idee per tirare su soldi in fretta quella di fregare Saturday Night Joe era la più stupida del mazzo - senza meno. Così, naturalmente, quando ci diedero quella borsa da consegnare fu la prima cosa che pensammo: teniamocela noi. Perché ? Perché a fatica mettevamo assieme un cervello in due: non per niente ci chiamavano "Left half" (io, quello che sapeva scrivere e fare i conti) e "Right half" (Jack, il jazzista), o Lefty e Righty per fare prima. Lavoravamo sempre in coppia - e allora ci chiamavano "Split Brain". La consegna era grossa e urgente e normalmente mica ce l'avrebbero assegnata, a noi, senonché Big Mama Jefferson l'avevano ripescata dal fiume gonfia come un ippototamo giusto quella mattina, e non c'erano sostituti a mano.
Il giorno dopo siamo in fuga dalla città. Ma mentre camminiamo a culo stretto per raggiungere il furgone che abbiamo comprato, in una zona che dovrebbe essere sicura, si affianca il macchinone color crema di Joe e noi quasi ci restiamo secchi. Scende Bobby "Too Sweet" Thompson, un tizio atletico e sempre allegro, che se non lo conosci ti pare un simpatico bastardo. Fate meglio a credermi se vi dico che ha sciolto una ragazzina di 10 anni nell'acido senza fare un cazzo di piega. Be', lo salutiamo anche noi amichevolmente (almeno così mi pare, ma ripensandoci mi sa che eravamo di un colore strano). "Forza, materia grigia" ci fa "saltate su, facciamo un giro nella joemobile". Se vi pare che possiamo rifiutare mi spiego meglio: Too Sweet come niente addormenta un neonato chiassoso a 200 metri - per sempre, intendo.
Ed eccoci dentro a quella specie di portaerei che è la macchina di Joe. Anche Joe è un tipo affabile, con un certo senso dell'umorismo imprevedibile e tutto suo. Il soprannome gli viene perché dice di aver partecipato al "Saturday Night Show". Un tipo scettico fece troppe domande al riguardo e si ritrovò senza naso, con Joe che pulendogli il coltello sulla guancia gli parlava di un certo Thomas nel Vangelo. Uno strano cazzo di umorismo, davvero.
"Benvenuti nella mia macchina, Righty e Lefty. Comodi in quei due sedili e mi raccomando allacciate le cinture", questo ci dice Joe - me lo ricordo come averlo qui davanti. Too sweet si siede al suo fianco, di fronte a noi.
"Qualcuno si lamenta per una consegna, Split Brain - e io non sono affatto fiero di voi". Righty quasi lo interrompe col suo patetico castello di spiegazioni fasulle lontano un miglio. Joe lo ferma con un gesto della mano: "Skip intro, amico. Guidateci dove sapete e uno di voi due emisferi se ne scende e mi porta qui la mia roba". "E l'altro ?" fa d'impulso Righty. Joe si volta verso Too Sweet e non dice niente. Quello si porta una mano alla bocca come per non ridere e si mette a guardare fuori. Adesso comincio sì a preoccuparmi forte. Joe mi lancia un piccolo telecomando. "Facciamo un gioco. Premi uno dei due tasti" mi fa. E io premo, cristo, premo il primo che mi viene sotto le dita. Qualcosa fa clak. Righty comincia ad agitarsi "Sono legato ! La cintura mi stringe, è bloccata !" e prova a liberarsi strattonando e pigiando sul tasto rosso, ma niente. Too Sweet si limita a poggiargli una mano sul cuore e scuote la testa. Righty si lascia andare sul sedile, come sfinito. Joe ridacchia: "L'altro pulsante era per te, Lefty, gran culo che hai". Gli dico dove dobbiamo andare cercando di non guardarlo, Righty, che mi sento lo stomaco in gola.
Il finale è stato rapido. Quando sono tornato con la borsa Joe l'ha incassata senza neanche aprirla. Too Sweet mi pare che avesse in mano un sacchetto di plastica e non avrei scommesso un dollaro sul bianco delle mutande di Righty. La sua faccia non voglio neppure ricordarla.
Se ne sono ripartiti in silenzio, chiusi dietro i vetri scuri e io sono rimasto lì a guardare quella cassa da morto color crema con dentro il mio amico diretto a un bagno d'acido. Perché era quella, ve l'ho detto, la specialità di Too Sweet.
La sera stessa ho cambiato città. Ho trovato lavoro come tassista e ho perfino lasciato crescere il pizzetto - e magari mi è cresciuto anche un po' il cervello.
Dicono che chi ha perso una gamba o un braccio a volte ritorna a sentirlo come se fosse ancora attaccato. Non so, ogni tanto anche a me pare di essere un mutilato, senza Righty, e il sedile vicino al mio - se mi sforzo di non guardarlo - sembra occupato. Metto su qualche pezzo di jazz, allora - specie con un bel sax soprano, che era il suo strumento.
Stamattina mi stavo godendo Dave Liebman quando sale un tizio che mi allunga un fogliettino con un indirizzo: dieci minuti di strada. Non mi ci vuole niente per riconoscere Joe. Un Joe più grassoccio e grigio, che senza neanche guardarmi mi chiede subito di piantarla con quella musica da negri. Mentre spengo la radio socchiudo un attimo gli occhi e vedo dentro di me che cosa c'è sul fondo di quel cassettino sotto il cruscotto.
"Benvenuto nella mia macchina, signore. Si metta comodo, è un posto un po' fuori mano"











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