[La pagina di Dust]
   If a frog had wings, he wouldn't bounce his ass so much
 




lunedì, luglio 05, 2004

Illuminazione

Viaggiare in autobus spesso e per tragitti lunghi ti trasforma. La capacità di astrarsi deve toccare vertici da yogi, il controllo sui "cinque e contadini sensi" (in primis l'olfatto, d'estate) deve essere virtuosistico. Per farli funzionare al minimo, o meglio: per focalizzarli. Il tatto, ad esempio, deve concentrarsi nella chiappa su cui appoggia il portafoglio, ma ignorare il piede calpestato e sorvolare sul fianco artigliato da vecchiette in caduta libera. L'udito deve attivarsi esclusivamente per controllare che il campanellino abbia suonato, e altrimenti affogare in una sorta di rumore bianco, neutralizzando idioti urlatori al cellulare. Il gusto in effetti non risente del contesto, anche perché in autobus difficilmente viene esercitato più che tanto. La vista va rigorosamente concentrata sul libro che vuoi assolutamente finire: lasciala vagare per un attimo e la solita vecchietta catturerà il tuo sguardo - e inevitabilmente il tuo posto a sedere.
A volte è invece istruttivo darla su con il libro e sintonizzarsi con il milieu. Alla mia fermata sale una signora del genere "faccio prima a saltarti che a girarti attorno", con lunghi brizzolati e unti capelli, sorta di ciabatte ai piedi e un golfino per il quale la parola "sapone" è stata coniata invano. Lo sguardo nero, torvo e - spiace dirlo - inequivocabili segni di instabilità mentale. L'avevo già notata - una volta era esplosa in una risata degna di un classico dell'orrore Hammer Film seguita da un ringhioso "Satana!". Si piazza vicino a me borbottando di cimiteri e casse da morto e - no surprise - scende alla prima notando la presenza di una suora. Mormora "Noi non viaggiamo con una suora..", e figurati se sto lì a domandarle il perché del plurale.
Mi sforzo di ignorare un bambino che grida una domanda per quelle che sembrano cinquemila volte ad una madre apatica meritevole di essere riscossa con gli efficienti metodi dei soldati USA in Iraq e intanto una sgradevole voce acuta sentenzia "Un caffé, io ne prendo uno solo in tutto il giorno. Perché a prenderne molti si rischia anche il collasso. E poi non si dorme la notte". Domanda posta con accento slavo "Cosa è 'collasso' ?". "Fatti un deca", commenta un sarcastico giovane, presumibilmente diretto in caserma.
Al mio fianco, sommessamente, una voce maschile intona "E piove piove sul nostro amooor". Metto meccanicamente mano al portafoglio sperando di poterne comperare il silenzio, poi guardo il cantore e mi fermo. E' un anziano signore in impeccabile look da autista (camicia azzurra m/m + pantaloni topo-grigio). E capisco: un pensionato a reddito borderline che, informato del probabile aumento di balzelli vari, inizia discretamente a prendere confidenza con il prossimo mestiere e luogo di lavoro.




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