[La pagina di Dust]
   If a frog had wings, he wouldn't bounce his ass so much
 




sabato, giugno 12, 2004

Note da un tour (non esaustivo) delle pizzerie aperte
in margine a un dibattito su fatti, teorie, prove, interpretazioni

Pizzeria "Fatti, non pizze": ordino una margherita. mi portano una mozzarella, una scatola di pelati, ingredienti vari per l'impasto e attrezzi assortiti. Per far colpo sugli amici e siccome sono un diavolo di pizzaiolo ti produco on the fly la mia pizza. Poi però mi chiedo perché non sono rimasto a casa - e mi rifiuto di pagare il conto. Mi devono trattenere dal rilevare in blocco il locale e declassare il pizzaiolo a lavapiatti.
Pizzeria "Il Dio delle pizze": ordino "Mystic Pizza". Non saprò mai esattamente che cosa ho mangiato, pagherò un conto stellare ma da vero sborone dirò a tutti che se non hanno provato quella manco si azzardino a pronunciare la parola "pizza"
Pizzeria "No comment pizza": ordino "una pizza". Il paziente cameriere mi suggerisce qualcosa di più specifico, a suo avviso di un certo interesse. Mi irrito: è fazioso, mi vuole propinare quello che pare a lui, magari residui del passato. Possibile che non si riesca ad avere "una pizza" ?
Pizzeria "Vulèr bàs": il nome non proprio partenopeo (richiama l'esortazione modenese "vulèr bàs e schivèr i sàs", trad.libera :"vola basso e schiva il sasso") mi insospettisce un po'. Mi spiegano che l'arguta "localizzazione" rientra nella raffinata strategia di marketing di questa catena: a Roma si chiama "Nun t'allargà". Il cameriere snobba apertamente le pizze e mi propone "il tandoori del pizzaiolo". In un raptus di idiozia lo assecondo. Mi arriva un petto di pollo rossastro. Fisso gelido l'autore che mi sorride ammiccante e fiero di sè nei pressi del forno, palesemente ritenendosi un guru della cucina indiana. Ignora che - nella mia personale scala di valori - in questi casi l'ingenuità è un'aggravante. Giungerà a sospettarlo mentre si scolla il pollo dalla faccia
Pizzeria "Pizza from outer space": locale molto à la page. Pizza di un solo tipo, ma preceduta dal volumetto "Quello che non vi hanno mai detto sulla pizza". Nell'attesa me lo leggo. "State per gustare l'Unica e Vera Pizza. Non la napoletana. Quella basata sull'originaria ricetta che i vulcaniani custodiscono gelosamente e utilizzano in gran segreto nelle nostre cucine. Associavate la pizza a un vulcano ? Be', era quello sbagliato". Poi arriva una comunissima margherita. Richiedo uno scambio di idee col pizzaiolo alieno ma mi dicono che è molto timido per via delle orecchie e non si mostra a nessuno.
Pizzeria "Check the pizza": la margherita dovrebbe essere bianca e rossa e non gialloverdina, nonostante il padrone, sdegnato, sostenga esattamente il contrario. Fermi tutti. Pretendo di ispezionare le cucine e ci trovo scatole scadute, mozzarelle di dubbia provenienza e odore, false foglie di basilico che il figlio piccolo sta ritagliando da un manifesto dei verdi. Il padrone crolla e mi scodella una lamentosa storia su obblighi verso certi tizi e forniture che non si possono rifiutare. Gli suggerisco di ribattezzare il locale "Pizzo hut". Stavolta è andata bene - fosse sempre così facile.
Pizzeria "Bella Napoli": finalmente una buona pizza, non uno di quei latifondi che ricordano certi miei pezzi sul BDS né striminzita come le argomentazioni di [omissis]. Cottura giusta, sapori convincenti, grande mestiere. Camerieri simpatici ma non smodatamente ruffiani. Qualche critica dai commensali: per uno era troppo alta, per l'altro c'era poco pomodoro. Il pizzaiolo, che invitiamo a farsi un bicchiere con noi, ci descrive gli ingredienti che usa e difende il suo personale stile. A fine serata qualcuno dice che ci torna e qualcun altro che manco per sogno, qualcuno insieme a me medita di variare un po' passando ai ristoranti cinesi








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