[La pagina di Dust]
   If a frog had wings, he wouldn't bounce his ass so much
 




mercoledì, marzo 24, 2004

Tifo, fisco, ateismo

Si affaccia alla porta dell'ufficio l'amico Giorgio, tifoso del Bologna.
Dust "Diobono, che passivo per il Brescia, eh? Ci voleva, è dall'8 febbraio che digiuniamo!"
G. "Bravo..vedo che hai seguito. Che ne dici del gol di Signori ?"
D. "Splendido. Come gli altri, di Tiare e Nervo: gran gol d'autore. Fondamentale la scelta strategica di Mazzone, quell'idea geniale di far entrare Tiare al 28' del primo tempo.."
G. "Tiare ? vorrai dire TARE"
D. "Avrei detto Tiare.. Sicuro? vabbe'..comunque ha dato veramente peso e spessore all'attacco felsineo"
G. "E lo schieramento?"
D. "Fantastico, quello schema (3+5-4) x 3-1. Chi l'avrebbe detto che faceva davvero 11. I bresciani tutto il primo tempo ci hanno messo, per fare il conto"
La conversazione, come anche i meno esperti avranno intuito, mescola elementi pseudotecnici e demenziali. Un motivo c'è: io di calcio sono completamente e programmaticamente ignorante. Quando so che arriva Giorgio mi limito a scorrere al volo un pezzo online e gli ripeto le frasi salienti + idiozie varie. E' una vecchia gag.
Molti anni fa (già questa vaghezza è indicativa), durante un campionato del mondo particolarmente importante, durante una partita particolarmente decisiva (tipo Italia-Germania), durante un pomeriggio particolarmente afoso, in via Mazzini avresti sentito cadere un tortellino nel brodo a un miglio di distanza. Un solo deficiente in vista, diretto a un negozio di musica e hi fi per comperare un cavetto. Needless to say, ero io quel deficiente. Dentro non un segno di vita - dovetti tossicchiare e neanche tanto sommessamente per richiamare l'attenzione di uno degli umani accatastati di fronte alla tv nel retro. Venne al banco probabilmente avendo preso la pagliuzza più corta. Mi vendette il cavetto (sospetto con sovrapprezzo) incredulo, quasi affranto, forse chiedendosi "perché a me, mio Signore?".
Questo per dire che sono tra i meno titolati a parlare di calcio. Fosse per me, sposerei volentieri la linea del vivi-e-lascia-vivere: di là il mondo del calcio, di qua io e se il mondo del calcio rispecchiasse l'intelligenza e l'equilibrio di tifosi ad es. come Giorgio non ci sarebbero problemi.
Il punto è che - a differenza di lacrosse, ping pong, pelota basca e attività sportive similmente discrete - il calcio è invadente e pervasivamente rompicoglioni. Nel mio caso si tratta - va da sé - di un rapporto superficiale e irritante, come si ha con qualcuno che in treno attacca conversazione a tutti i costi mentre stai leggendo. Peggio: è come quando uno dice una stantia barzelletta sui gay e sei frocio se non ridi.
Il mondo del calcio - lo dico con serenità - concentra nella mia personalissima percezione un ricco campionario degli ingredienti negativi attribuibili a un fenomeno di massa: culto della personalità, stolido ipertecnicismo (spesso d'accatto), esaltazione della picodellamirandolesca memorizzazione di date e risultati (tutti elementi di monomaniacalità affini al collezionismo, che detesto), spreco di fede cuore e grandi sentimenti, abbraccismo (melensa unione a basso livello di coscienza tra persone in altro contesto inclini ad ammazzarsi di botte) e contemporaneo odio viscerale di nemici definiti su basi altrettanto futili, passione per divise e stendardi, diffusione di manufatti orrendi e deprimenti composizioni musicali, iperesposizione mediatica ("barzellette su Totti" in Google -> 8120 risultati).
Inoltre è terreno di coltura per tronfi personaggi di insostenibile antipatia (basti Mughini) e stili di comunicazione offensivamente idiotizzanti (v. il diffuso tandem presentatore-gnoccona afasica).
Il tutto è celebrato da un linguaggio roboante, un po' tecnico un po' muscolare un po' gagliardamente trombonesco che a volte, probabilmente in forza della presunta rappresentatività di un qualche animo genuinamente nazionalpopolare, ambisce ad essere letteratura (cito Brera già appoggiando la testa sul ceppo). E tutto, quasi sempre, mortalmente Serio e Importante, come se ci si confrontasse con uno dei Grandi Compiti dell'Umanità (tra le eccezioni: le cronache della Gialappa's).
Dimenticavo l'opzione dello scontro fisico, che ha almeno il pregio della chiarezza: gente che esce di casa con la seria intenzione di decostruire metodicamente nemici vari per ballare poi con scarponi chiodati sui loro resti. Per i praticanti è una gran botta di adrenalina, con rischi fisici reali mediamente più contenuti di quanto si immagini. E' noto che non di rado si tratta di neonazisti e razzisti assortiti, ma al prossimo striscione "buono", con la frasetta strappacore giusta, saranno di nuovo bravi figlioli italiani.
Non essendo tifoso non ho accesso ai rituali più intimi ed esoterici, ma sono comunque colpito (non ancora fisicamente, ma diamogli tempo) dalle manifestazioni esteriori più evi/invadenti. Tipo quelle in cui venni coinvolto (trauma infantile) quando il Bologna vinse lo scudetto e fui trascinato in giro per la città da un energumeno scampanante che avevamo avuto l'infelice idea di invitare a cena proprio quella sera.
Leggo - con l'occhio sinistro - le notizie che riguardano il mondo del calcio, le sue violenze, il suo business, i suoi rituali e ne ricavo una sorta di tetra soddisfazione. A cui è immancabile carburante una qualche variazione sull'evergreen "..che nulla ha a che fare con il vero calcio", indignato suffisso di tanti cupi pezzi del genere "mala tempora currunt".
Non cessa peraltro di stupirmi l'eleganza della logica parallela che caratterizza questo mondo (ne parlavo sul BDS commentando la triste storia del ragazzino non morto all'inizio ma quasi sì alla fine).
Ragionando a mente fredda mi è in realtà chiaro quanto sia dura la vita del tifoso full time. Non solo perde periodicamente appetito, aplomb e ironia, ma negli ultimi anni si è dovuto misurare con problemi quali il controllo dei flussi migratori, l'ordine pubblico, il conflitto di interessi e da ultimo l'analisi di bilancio.

E proprio sul fronte fiscale si apre un insperato terreno di azione comune, anche perché le tasse pure io le pago. Berlusconi propone la famosa rateizzazione del debito (leggo stamane addirittura "erga omnes" - distruggo un bosco per nascondere il taglio abusivo di un albero), ma il mondo del calcio, per come lo vedo io un coacervo integralista di rituali e ideologie del tutto affine ad una Chiesa, merita un trattamento fiscale analogo a quello riservato ad altre confessioni: sia consentito al cittadino tifoso di devolvere l'8 per mille a un "fondo squadre bisognose".
Da bravo ateo mi divertirò almeno a veder collassare il pizzo estorto annualmente dalla Chiesa cattolica alle dimensioni di una colletta fra disoccupati.





















postato da: Dust | permalink |