Proposta per una riscrittura di "The Swimmer" di John Cheever (cfr. anche la trasposizione cinematografica di Perry/Pollack): Il protagonista, che all'inizio ha la corporatura di Burt Lancaster nel film, fa colazione in una lussuosa villa con un gruppo di amici. Misunderstandings nella conversazione, imbarazzo anche solo a passargli il bacon. Tutti si guardano interdetti mentre parla della sua bellissima casa, dove decide di tornare a piedi, smangiucchiando qualcosa nelle dimore di tutti i suoi conoscenti sparse lungo il percorso. Passa così di brunch in pranzo, di spuntino in colazione, di sgranocchiamento compulsivo in cena attraverso le ville, i loft, i condomini e i monolocali di conoscenti vari, tra cui un'amante. Aumentano le difficoltà di comunicazione e il racconto si fa inquietante: il nostro non è esattamente sintonizzato col resto del mondo. Il tempo passa. Sempre più nervoso, l'amico inizia ad andare in sovrappeso. La gente attorno si fa via via più sgradevole ed estranea, lui si infila in locali pubblici sempre più sordidi e ha esperienze di crescente durezza, passando dalle raffinatezze culinarie al junk food più estremo. Giunge a implorare l'elemosina dei resti di un Happy Meal a un bambino. Progressivamente ci avviciniamo al cuore del disastro che l'uomo rifiuta di ricordare e riconoscere. Nell'ultima scena il protagonista, ormai pateticamente obeso e eczematoso, si accascia piangendo contro le vetrate di un McDonald's chiuso che sorge sulle rovine di quella che un tempo era la sua casa.