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Le invasioni barbariche Stai per morire, Rémy. Di fronte, un lago e uno splendido panorama autunnale. Attorno, i tuoi migliori amici, le donne più importanti della tua vita a parte una figlia, le cui immagini comunque - da una barca su un qualche oceano - ti raggiungono via satellitare per rappresentarti il suo affetto. Un figlio che - non saprai mai pagando chi e quanto - ti ha garantito un'enclave tranquilla all'interno di un ospedale pubblico stracolmo e caotico e ti ha sottratto al dolore fisico comprando ero come fosse zucchero. Questo per quanto riguarda l'impianto drammaturgico di un film dai dialoghi indubbiamente brillanti, politicamente "scorretti" e costellati di situazioni divertenti (una fra tutte: l'incontro con la cinese), recitato da buoni attori, popolato da personaggi caratterizzati con intelligenza, privo di visioni memorabili (parziale eccezione un metaforico piano sequenza lungo i corridoi dell'ospedale, brulicanti di letti e persone). Non esente da inutili cliché: oltre alla metadonizzazione, cito soltanto il lancio del cellulare nel fuoco - ricordando un ben più liberatorio lancio da un tetto in Riff Raff. Spunti che rimangono abbastanza vaghi e spesso banali - il film preferisce tutto sommato suicidarsi ripiegando su nostalgie e autocritiche. Questo è il confine che non attraversa: di là ci sono i leoni. Il medioevo che vede avanzare, temo, è solo un nome diverso per indicare una rinuncia, una ormai evidente e dolorosa mancanza di presa sul reale, una perdita di senso che è in primo luogo interna al collettivo che descrive (e a quello - più vasto - a cui allude). Il film è insomma uno sguardo su uno sguardo. Non morde: non tira le somme crudelmente né si affaccia sull'abisso e neppure azzarda qualche ipotesi alternativa (be', sì: la ex-tossica avrà a disposizione tutta la libreria di Rémy..). E allora questo gruppo di intellettuali imbolsiti che tutto sommato se l'è sfangata tra le pieghe del sistema, che può anche andarsene così dolcemente, contrapponendo al medioevo che vede avanzare soltanto le proprie nostalgiche conversazioni e la buona tavola non mi intenerisce affatto e soprattutto non mi interessa. Non è un film di cui avevo bisogno, insomma, e vorrei dire: che crepi, il vecchio. postato da: Dust | permalink | |